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Bedonia: Premio Fedeltà alla Montagna a Giuseppe Federici

Bedonia: Premio Fedeltà alla Montagna a Giuseppe Federici

16 Set 2015

Del Gruppo Alpini di Anzola 

Il prossimo 20 settembre l’Associazione Nazionale Alpini consegnerà il premio “Fedeltà alla montagna” a Giuseppe Federici, alpino del gruppo di Molino dell’Anzola (Parma), uno degli ultimi

a scegliere di rimanere nel paese di origine e di vivere di quello che la montagna e la natura offrono, rispettandone i ritmi, le tradizioni e le tipicità.

La cerimonia della consegna del premio della 35ª edizione si terrà dal 18 al 20 settembre prossimi a Bedonia. Sabato 18, serata con degustazione dei prodotti dell'azienda di Federici, il 19 è in programma la visita ai laboratori artigianali; domenica 20 le cerimonie ufficiali con la sfilata e la consegna del premio.

Il premio è nato nel 1980 allo scopo di invitare i soci, legati alle loro valli, ad un’attività volta a migliorare gli insediamenti, il pascolo, i maggenghi, nonché incoraggiarli a non abbandonare l’ambiente nel quale vivono e lavorano.

 

Maggiori info su www.ana.it - Scarica l’opuscolo con il programma completo del Premio »

 

STORIA DEL PREMIO

 

Nel 1971 il Consiglio Direttivo Nazionale dell’ANA, su proposta del prof. Galli, tenuto presente che lo Statuto dell’Associazione Nazionale Alpini ha tra gli scopi associativi anche quello di favorire e promuovere lo studio dei problemi della montagna, decise l’istituzione di un “Premio di Fedeltà alla Montagna” dell’importo annuo di mezzo milione di lire.

Per alcuni anni l’iniziativa prosegue positivamente, attingendo al modesto capitale del Fondo Assistenza ANA. Il 20 aprile 1980, nel corso dell’assemblea dei delegati viene deciso di aggiornare il regolamento del “Fondo”, disciplinandolo secondo criteri più attuali. Viene quindi deciso di unificare in un unico fondo denominato “Premio Fedeltà alla Montagna” tutte le iniziative del genere e di nominare una commissione ad hoc, composta dai consiglieri nazionali Innocenti, Morani, Chies, Merlini e Perona, per la definizione del nuovo regolamento del Premio e il vaglio delle proposte per l’assegnazione del riconoscimento, oggi del valore di 10mila euro.

 

FEDERICI E L’AMORE PER LA MONTAGNA

 

Classe 1976, l’Alpino Giuseppe Federici vive da sempre ad Anzola, piccola frazione del comune di Bedonia (PR) in Alta Val Ceno. Il piccolo paese montano, che prende il nome dal torrente affluente del Ceno che lo attraversa, conta oggi 40 abitanti. La famiglia Federici è un pezzo importante della storia del paese. I bisnonni di Giuseppe, infatti, ottennero per primi la licenza per aprire un’osteria ad Anzola ai primi del ’900. Qui, fino agli anni ’70, c’erano la scuola elementare per i ragazzi della vallata, un mulino (da cui l’antico nome del paese, Molino dell’Anzola), un ufficio postale, quattro botteghe e tre osterie. A partire dagli anni ’70, il progressivo spopolamento della montagna ha via via impoverito questa valle delle sue risorse più forti e vigorose, i giovani, che hanno quasi tutti lasciato questa zona montana dalla bellezza incontaminata e un po’ selvaggia per cercare lavoro nelle “vicine” Parma, Genova, e Piacenza. Oggi in paese sono rimaste una macelleria, una sola bottega e, unico “baluardo” dell’antica funzione di Anzola come punto di ritrovo per valligiani e passanti, l’osteria Federici, gestita dai genitori di Giuseppe, Assunta e Vincenzo, e da suo fratello Luigi. Le ultime “roccaforti” a chiudere i battenti sono state, negli ultimi anni, l’ufficio postale e la scuola, che ora è divenuta la sede del locale Gruppo Alpini anche grazie a Giuseppe, tra gli ideatori di questa felice iniziativa, il quale ha contribuito fattivamente con tante ore di lavoro gratuito alla ristrutturazione dei locali. Queste recenti chiusure, insieme al progressivo stato di degrado naturale causato dall’abbandono e dall’incuria in cui questa vallata che sembra essere stata dimenticata da Dio e dagli uomini è sprofondata, hanno ancora di più depauperato una zona che già da tempo è vittima dei mali tipici dello spopolamento della montagna. Per Giuseppe, Alpino mortaista della 114esima compagnia di stanza a Venzone (14° Reggimento Btg Alpini Tolmezzo) tutti questi svantaggi non sono mai stati un deterrente per lasciare “i suoi posti”. Anzi. "Durante il tempo della scuola superiore all’Ipsia di Bedonia - racconta - ebbi modo di conoscere anche un mondo diverso da quello che fino a quel momento avevo respirato, e in me si affermò fin da allora forte il convincimento, che non mi ha mai lasciato, che sia mille volte meglio la faticosa vita dell’agricoltore di montagna rispetto a quella dei lavoratori su macchine utensili all’interno delle fabbriche". Chi lo conosce bene sa che non è mai stata la via più comoda a determinare le scelte di vita di questo giovane Alpino di poche parole ma molto determinato, quanto piuttosto la passione. Nessuna indecisione nemmeno per la naja: "Mio nonno paterno Pietro, classe 1910, era un Telegrafista, ma mi raccontava spesso del periodo che aveva trascorso al fianco degli Alpini in Albania, mentre mio padre Vincenzo è una Penna Nera ed ha fatto il militare a Belluno come autista di camion - dice orgoglioso -. La passione per il corpo degli Alpini me l’hanno tramandata loro, e quando andai a fare la visita per il militare non ebbi alcuna esitazione a dichiarare che volevo essere una Penna Nera anch’io". E così è stato. Terminato il servizio di leva (che lo ha visto impegnato anche nell’operazione Vespri Siciliani, da maggio a luglio 1997), era l’ora di decidere del proprio futuro, e anche lì nessun dubbio attraversò l’animo del fiero ventenne. "Ho sempre avuto, come mio padre, la passione per gli animali. Da ragazzino, piuttosto che dare una mano all’osteria, preferivo andare ad aiutarlo nella stalla. Non mi pesava, anche se la nostra è sempre stata una stalla “vecchio stile”, di quelle senza comodità né attrezzature moderne che ti semplificano la vita". Facendo leva sulla passione paterna, l’Alpino Federici junior convinse allora l’Alpino Federici senior ad affidargli la stalla, che è ben a due chilometri dal paese, a un lato di una piccola strada immersa nel bosco. Piano piano, Giuseppe aggiustò così la stalla, che oggi ospita 25 vacche da carne di razza Limousine, adatte al pascolo, una manza da latte di razza Cabannina (il nome deriva da Cabanne, piccolo centro dell’entroterra ligure da cui proviene la razza) e 6 asini. Della “famiglia” fanno inoltre parte due cani, un pastore tedesco che segue spesso il suo padrone quando porta le mucche al pascolo, ed un bastardino. Le giornate di Giuseppe sono scandite prima di tutto dai ritmi di lavoro imposti dalla stalla, che non possono essere per nessun motivo rimandati né annullati, e poi da altri lavori tipici dell’agricoltura di montagna. "Con la bella stagione mi occupo della raccolta del fieno, del pascolo con tutti gli annessi e connessi come la costruzione dei recinti, e intanto che giro per i boschi, quando vedo che ci sono sentieri malconci li sistemo e faccio un po’ di pulizia, in modo da tenerli il più possibile in ordine e transitabili". Da buon montanaro, Giuseppe ha imparato a vivere utilizzando i doni della sua terra: "In autunno raccolgo funghi e li faccio seccare, in modo da averli disponibili per tutte le stagioni. Inoltre mi piace dedicarmi agli innesti sugli alberi da frutto. Non ci sono molte varietà di piante da queste parti, ma per me è importante che quello che c’è resti vivo e continui ad essere produttivo". Per il riscaldamento utilizza il legname da opera. Poi c’è l’orto, che oltre a dare sostentamento alla famiglia, serve per la produzione degli ingredienti principali delle tipiche torte salate d’erbe, di patate e di zucchine che si possono gustare all’osteria Federici. Gli amici intimi della famiglia hanno inoltre il privilegio di assaggiare i prelibati salumi che Giuseppe produce ad uso familiare dalla lavorazione della carne di maiale. Un’altra meraviglia creata dalle mani di questo Alpino ingegnoso è il laboratorio del legno. "Mio padre ha sempre costruito piccoli attrezzi con il legname dei nostri posti. Io, vedendo lui, mi sono appassionato e ho creato un luogo dove appena ne ho il tempo mi dedico alla creazione di rastrelli, piatti, ciotole, scodelle, cucchiai e forchette in melo, noce, abete e castagno. Sono tutti oggetti che servono ad uso famigliare, anche se mi capita di venderne alcuni ai mercatini locali durante le festività. Vado particolarmente fiero del carrello porta tronchi, che ho fatto da solo, che mi serve per fare le assi in legno. È uno strumento molto utile". Tra un lavoro e l’altro il tempo libero è davvero poco, e Giuseppe lo trascorre dedicandosi alle attività del piccolo ma intraprendente Gruppo Alpini Molino dell’Anzola di cui fa parte, come la pulizia dei boschi e dei sentieri e l’organizzazione di gite e di momenti conviviali. L’Alpino Federici dedica energie e tempo anche per portare avanti le tradizioni locali come quella ultracentenaria del “Cantamaggio”, l’antica usanza dei giovani del posto di andare di casa in casa, per tutta la vallata, ad annunciare con canti l’arrivo della bella stagione, rito che si ripete puntuale ogni primo maggio. Marito innamorato di Cristina, giovane della vallata che condivide con lui la passione per questi luoghi, e padre orgoglioso di Fiorenza, di quasi tre anni, alle soglie degli “anta” Giuseppe sembra già avere imparato la “lezione” della montagna. Se gli si chiede quali sono i suoi sogni per il futuro risponde sorridente, sereno e senza esitazioni: "Quando sei innamorato del posto in cui vivi e stai bene lì, tra i tuoi monti, hai già raggiunto il traguardo più importante".

 

 

 

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ULTIMI COMMENTI FATTI


John Sabini - Parma (07.10.17)
Cosa serve il sindaco di Borgotaro? E un grande oratore, ma quando ha finito di parlare la gente si chiede," Cosa ha detto"??? Mi chiedo," Quanti sindaci ci sono con il coraggio di Luigi Lucchi di Berceto in Italia? molto pochi". E' il Coraggio che fa' un vero uomo, non le chiacchiere come il sindaco a Borgotaro

Patrizia brogati - Borgo val di taro (31.10.16)
Buona sera volevo ringraziare RTA per le condoglianze al mio papà Brigati Luigi , grazie di cuore

John Sabini - Parma (16.01.16)
BERNI: Vattene tu e le tue chiacchiere. Ci ricordiamo del SIC

lorenzo delnevo - borgotaro (23.02.15)
Gentili collaboratori di videotaro
Nel novembre scorso vi avevo segnalato il mancato rispetto del divieto di attraversare i binari che in più occasioni ho avuto modo di constatare alla stazione del nostro capoluogo.vedo che nessuno ha raccolto la segnalazione.chi deve far rispettare le regole è assente é sordo o cos altro?


john Sabini - Parma (18.12.14)
CARO SINDACO LUIGI LUCCHI: NOI TI AMIAMO E TI SOPORTIAMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE . Dispiace che viviamo in un paese dove la maggioranza e' rasegnata e senza spina d'orsale. Dispiace vederti a portare Avanti una battalia per migliorare L'Italia quasi tutto da solo. Dove sono gli altri sindaci???, tremano dalla paura??? L'ITALIA potra' migliorare solo con l'onesta'. Ci sono 4 criminalita' organizate in Italia, CAMORA, NDRANGETA, MAFIA E IL PD (PD), e noi continuamente li votiamo... Per 3 anni, ormai sto' seguendo sull'internet il M5S in PARLAMENTO E IN SENATO, e non ce' dubbio. RIMANE SOLO IL M5S SE VOGLIAMO UN PAESE MIGLIORE E ONESTO. Caro Sindaco LUCCHI: Grazie del tuo coraggio... A VOI ITALIANI: LI AVETE PRESI I 80 EURO??? ADESSO PAGATELI DA UNALTRA PARTE fools...

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