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I Ghirardi: nuova riserva naturale

I Ghirardi: nuova riserva naturale

03 Feb 2011

Dell'Appennino parmense

Lunedì 20 dicembre scorso è stata istituita, con voto dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, la nuova Riserva Naturale Regionale dei Ghirardi. Dopo un lungo iter di 4 anni, circa 400 ettari di boschi, prati, torrenti e calanchi posti tra i comuni di Borgotaro ed Albareto entrano a far parte del Sistema regionale delle Aree protette. L’area, gestita dal 1996 dal WWF Italia in collaborazione con la proprietà Marchini –Camia potrà così sviluppare le proprie potenzialità conservazionistiche ed educative, attraverso programmi e progetti di tutela faunistica e floristica, recupero territoriale ed educazione ambientale, oltre che di divulgazione delle bellezze naturali e storiche di tutta la vallata. L’Oasi faunistica di protezione della fauna dei Ghirardi, sorta per volere degli illuminati principali proprietari dell’area, i signori Marchini-Camia, è stata istituita nel 1979 dalla Amministrazione provinciale di Parma su un territorio di 600 ettari fatto di colline boscose, prati stabili, incolti cespugliati, calanchi e greti di torrenti lungo l’alto corso del Taro, nei comuni di Borgo Val di Taro e Albareto, nella montagna occidentale parmense. Nata per sottrarre all’attività venatoria incontrollata di quell’epoca la ricca fauna dell’area, si è subito delineata, grazie all’impegno dei proprietari, come autentico parco naturale dedicato alla tutela dell’intero ecosistema. Nel 1985, in collaborazione con la LIPU Valtaro, è stata inserita nel decreto galasso per la tutela del paesaggio. Nel 1996 si è affiancato allla proprietà Marchini-Camia il WWF Italia, con la creazione di un Centro Visite, di una Percorso Natura e di programmi di educazione ambientale per le scuole e visite guidate per tutti. Nel 2005 parte dell’Oasi è diventata Sito di Importanza Comunitaria, a riconoscimento degli habitat e delle specie prioritarie presenti. Il 20/12/2010 il voto dell’Asseblea Legislativa dell’Emilia Romagna decreta la nascita della Riserva Regionale dei Ghirardi, sui terreni di proprietà Marchini-Camia, Marcora e Gasparini. Il territorio della Riserva è un mosaico di aree boscate, terreni agricoli in coltivazione o abbandonati, pareti rocciose, calanchi, greti ghiaiosi, rivi incisi nella roccia. I boschi occupano circa la metà della superficie, ed al loro interno mostrano la stessa variegata diversità: accanto al ceduo di cerro e al castagneto abbandonato, forme tipiche del bosco in tutta questa porzione di Appennino, diffusissime nelle valli circostanti, si trovano lembi di formazioni forestali più rare, come querceti misti acidofili con rovere, cerro e farnia, accompagnati da sottobosco con melo selvatico, ciavardello, nespolo; boscaglie ripariali di ontano bianco; versanti ripidi ammantati di tigli (Tilia cordata), aceri d’Ungheria, carpini bianchi e cerri, con sottobosco di noccioli; persino una recente colonizzazione spontanea di pino silvestre, in quello che potrebbe essere il nucleo più settentrionale dell’Appennino. Senza dimenticare gli ambienti forestale di origine antropica: i castagneti, purtroppo tutti abbandonati e in via di rinaturazione ad opera di roveri e cerri; piantagioni di pino nero d’Austria a consolidamento di vecchie frane e calanchi, parzialmente riconquistate dalle latifolie con formazione di boschi misti preziosissimi per la fauna; infine altre piantagioni di conifere, con abete rosso e pino strobo. Questa diversità di ambienti, legata anche alla varietà di microclimi dovuti alla diversa esposizione dei versanti, consente la vita a specie arboree e arbustive diversissime: specie mediterranee come l’erica arborea e la Serapias neglecta, una piccola orchidea comune nella vicina Liguria ma scarsa e localizzata nella nostra regione, che vegetano a posa distanza da specie tipiche di piani montani superiori, come il faggio e la Traunsteinera globosa, una orchidea dei pascoli sommitali, che qui scende a circa 500 m di quota. I boschi ospitano la nidificazione di numerose specie di rapaci: l’astore, simbolo dell’Oasi WWF, lo sparviere, la poiana, il falco pecchiaiolo, il biancone e il lodolaio. Nei grandi esemplari di roverella costruiscono il nido il rampichino e il picchio rosso minore, che con le altre specie di picchio presenti, il verde e il rosso maggiore, si dedica alla predazione della ricca entomofauna, solo parzialmente studiata, che annovera specie di interesse comunitario come il cervo volante e il grande cerambicide della quercia, accanto a specie vistose come lo scarabeo rinoceronte e il carabide Calosoma sycophanta. Tra i mammiferi troviamo tutte le specie tipiche delle formazioni boscate montane: scoiattolo, ghiro, moscardino, tasso, faina, donnola, la rara puzzola, la volpe e, nei mesi invernali, il lupo. Le aree agricole presenti nella Riserva sono simili radure circondate dai boschi, punteggiate da grandi esemplari ultracentenari di roverelle, in parte utilizzate per la fienagione, in parte abbandonate e colonizzate da arbusti spinosi, in un processo naturale (successione ecologica) che riporta, nel corso di decenni, al bosco originario. Anche in questi arbusteti troviamo la diversità già riscontrata nei boschi: formazioni impenetrabili a prugnolo e pero selvatico; distese di ginepri colonnari e fitti; radi assembramenti di rose canine, che si ammantano di fiori all’inizio dell’estate. I cespuglieti sono l’ambiente di elezione delle specie più importanti della Riserva: il notturno succiacapre, presente con 6-7 coppie; l’averla piccola, in grave declino in pianura ma ancora diffusa e comune in montagna, presente con 9-10 coppie; la tottavilla; la rarissima bigia grossa; il torcicollo. I prati e i cespuglieti sono il terreno di caccia del biancone in estate, predatore di serpenti, mentre d’inverno, attratti dai branchi di centinaia di turdidi (cesene, sasselli, bottacci) al pascolo, giungono albanelle reali e smerigli. Durante tutto l’anno può capitare di sorprendere l’aquila reale, in cerca di lepri e scoiattoli, proveniente dai siti di nidificazioni sull’opposto versante dell’Appennino. Ma è la flora il vanto di prati e incolti: in giugno si ammantano di una fioritura estesissima e multicolore, fatta di fior di cuculi, rinanti, margherite, salvie e ranuncoli nelle aree sottoposte a sfalcio, ed una più discreta ma altrettanto vasta di orchidee ai piedi di ginepri e prugnoli, una distesa rosa di Anacamptis pyramidalis e Gymnaedenia conopsea, contrappuntata da Ophrys benacensis, Ophrys fuciflora, Serapias neglecta e molte altre tra le orchidee, oltre alle genzianacee Centaurium eryhrea e Blackstonia perfoliata. Non mancano stazioni di specie rare, come un prato che ospita oltre 50 scapi di Epipactis microphylla e un acquitrino con alcune centinaia di Epipactis palustris. Un vanto della Riserva è quello di custodire uno scampolo di paesaggio della montagna parmense rimasto intoccato dalle tracce del progresso ormai universalmente presenti, come strade asfaltate, tralicci dell’alta tensione, edilizia prefabbricata. Il merito è esclusivamente dei proprietari, che negli anni del boom economico, in montagna periodo di emigrazione, di abbandono dell’agricoltura e di rapide trasformazioni, non hanno ripetuto quello che ovunque intorno accadeva, e hanno preservato, invece di tagliarle, le decine di roverelle ultracentenaria presenti, isolate o in filari, nei prati e a margine delle carraie; hanno tutelato alcuni lembi di querceto maturo; hanno resturato, invece di lasciarli diroccare, gli edifici mezzadrili in pietra, con tetti in ciappe (lastre di arenaria a spacco) e balchio di accesso al primo piano, elementi tipici dell’architettura montana; si sono opposti all’asfaltatura della strada di accesso all’area, caso più unico che raro in tutto l’Appennino. Senza dimenticare la cura degli alberi da frutto di varietà locali, la piantumazione di alberi e arbusti autoctoni lungo le carraie, il  recupero dei vigneti tradizionali. Il tutto per dare vita ad un connubio esemplare tra paesaggio domestico e ambiente naturale, aperto alla fruizione (in punta di piedi) di tutti.  
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ULTIMI COMMENTI FATTI


John Sabini - Parma (07.10.17)
Cosa serve il sindaco di Borgotaro? E un grande oratore, ma quando ha finito di parlare la gente si chiede," Cosa ha detto"??? Mi chiedo," Quanti sindaci ci sono con il coraggio di Luigi Lucchi di Berceto in Italia? molto pochi". E' il Coraggio che fa' un vero uomo, non le chiacchiere come il sindaco a Borgotaro

Patrizia brogati - Borgo val di taro (31.10.16)
Buona sera volevo ringraziare RTA per le condoglianze al mio papā Brigati Luigi , grazie di cuore

John Sabini - Parma (16.01.16)
BERNI: Vattene tu e le tue chiacchiere. Ci ricordiamo del SIC

lorenzo delnevo - borgotaro (23.02.15)
Gentili collaboratori di videotaro
Nel novembre scorso vi avevo segnalato il mancato rispetto del divieto di attraversare i binari che in pių occasioni ho avuto modo di constatare alla stazione del nostro capoluogo.vedo che nessuno ha raccolto la segnalazione.chi deve far rispettare le regole č assente é sordo o cos altro?


john Sabini - Parma (18.12.14)
CARO SINDACO LUIGI LUCCHI: NOI TI AMIAMO E TI SOPORTIAMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE . Dispiace che viviamo in un paese dove la maggioranza e' rasegnata e senza spina d'orsale. Dispiace vederti a portare Avanti una battalia per migliorare L'Italia quasi tutto da solo. Dove sono gli altri sindaci???, tremano dalla paura??? L'ITALIA potra' migliorare solo con l'onesta'. Ci sono 4 criminalita' organizate in Italia, CAMORA, NDRANGETA, MAFIA E IL PD (PD), e noi continuamente li votiamo... Per 3 anni, ormai sto' seguendo sull'internet il M5S in PARLAMENTO E IN SENATO, e non ce' dubbio. RIMANE SOLO IL M5S SE VOGLIAMO UN PAESE MIGLIORE E ONESTO. Caro Sindaco LUCCHI: Grazie del tuo coraggio... A VOI ITALIANI: LI AVETE PRESI I 80 EURO??? ADESSO PAGATELI DA UNALTRA PARTE fools...

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